Libere riflessioni su Eataly, lo Smeraldo, le polemiche e altre cose

Che poi uno, alla fine, pensa sia “solo cibo”. E invece no.

Sabato siamo stati da Eataly anche noi; come molti abbiamo fatto fila e come solo pochi fortunati, abbiamo varcato la soglia dell’ex Smeraldo in cinque minuti netti.

Non male.

Nei giorni precedenti l’inaugurazione, ma anche in quelli seguenti, ho letto un po’ di tutto: gente che si scaglia contro l’idea imprenditoriale di Farinetti che vende un miracolo italiano vecchio quanto la fame facendolo pagare oro; altri che criticano chi critica Eataly e infine c’è la categoria di persone che “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?“.

Noi un giro l’abbiamo fatto e queste sono le nostre, opinabili, riflessioni.

Che il cibo sia da sempre un fenomeno di mercificazione mi sembra, oltre che palese, fondamentale per un paese come l’Italia che ha nel Food uno dei suoi capi saldi.
Quindi non ci trovo nulla da ridire.

Che il “mangiare e bere bene” abbia avuto negli ultimi anni un enorme successo, promosso da incubatori culinari come MasterChef, SlowFood, o direttamente Eat’s o Eataly, non può che farci bene in quanto individui, ma anche in quanto italiani.

La foto della fila il giorno dell'inaugurazione di Eataly a Milano
La foto della fila il giorno dell’inaugurazione di Eataly a Milano

Paragrafo polemiche:
La media dei prezzi dei prodotti che puoi trovare da Eataly, non sono ovviamente quelli che trovi all’Esselunga, o direttamente al mercato rionale.
Ma va anche detto che la varietà è talmente vasta, oltre alle offerte settimanali, che puoi tranquillamente acquistare meno, ma meglio.

Il succo a nostro avviso sta tutto qui: mangiare meno, ma mangiare meglio.

Ovviamente vige la classica e vecchia regola che rende tutti liberi di cercare alternative ben più competitive – e ce ne sono molte – dove orientare il proprio denaro.

Noi andiamo quasi settimanalmente al Farmer Market presente nell’ex Consorzio agrario in Via Ripamonti e lì abbiamo capito quanto si possa spendere meno avendo una qualità decisamente più alta di molte realtà cittadine.

Sotto-paragrafo Smeraldo:
È sempre triste quando un teatro storico chiude, ma lasciare un palazzo abbandonato o agonizzante in mezzo al centro della città, non è forse peggio?
Quando un imprenditore – che questa volta è Farinetti, per il Metropol anni fa Dolce&Gabbana – rileva il tutto, lo rimette in piedi, fornisce lavoro – che per inciso sono più di trecento posti – e muove inevitabilmente parte dell’economia, non sarebbe da dargli addosso.
Avrà anche lui dei “lati oscuri” ma alla fine anche chissene.

Celentano, tanto per prendere un hater a caso, anziché indignarsi, avrebbe potuto rilevare lo Smeraldo, aiutato da suoi amici cantautori e parolieri illustri.
Si faceva proclamare direttore artistico e si ripartiva.

Così, per dire.

Paragrafo le mille luci del varietà:
Eataly è una cover delle esposizioni mondiali di primi del Novecento tutta incentrata sul cibo.
Al centro sul tanto chiacchierato palco la musica è rigorosamente a rotazione e dal vivo.
Poi avviene il classico spettacolo riproposto a Torino, a Roma e negli altri punti vendita nel mondo.

 

conclusioni

L’idea di criticare ogni novità è una cosa tipicamente italiana, della quale dovremmo vergognarci. Uno dei motivi per cui ancora contiamo qualcosa è per ciò che abbiamo creato in passato e per come il resto del mondo ci vede.
Stare fermi e puntare il dito è tanto semplice quanto deleterio per noi stessi.
Non appena riusciremo a sradicare questo vizietto provinciale, torneremo a contare qualcosa.

Per come la vediamo noi, ogni proposta di alternativa non può che aumentare la competizione, alzando il livello della proposta e l’incremento, non del tutto secondario, dei posti di lavoro e dello scambio economico.

E comunque, dettero tra noi, la bresaola di Fassona spacca i deretani.

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  • Andrea

    vivo all`estero da molti anni, opero nel settore del cibo Italiano da 30 anni, e gestisco alcuni punti vendita di ristorazione Italiana in Asia,ho visitato a Maggio Eataly, le mie opinioni, sono irrivelanti,anche se gli outlet di telefonia in Asia sono molto piu` lussuosi Archittetonicamente, peccato… la citta del design……ma: non ci sono traduzioni in Inglese ne` sugli scaffali ne` per i prodotti. Difficile l`acqusito da parte degli stranieri. Queste alcune delle critiche da i miei clienti Koreani/Giapponesi/Cinesi/ Malesi/ Indonesiani/ Vietnamiti/ Singaporesi/ Buone cose. Andrea Aliani

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