Pastrami di tacchino bello fresco

Ma dove vai, se il il Pastrami non lo fai?

Gerry Scotti si siede di fronte e mi chiede per 50 mila soldini: “Cos’è il Pastrami?”

A. Un’antica danza indiana
B. Un piccolo villaggio dell’Iran
C. Un piatto originario della cucina Ebraica

Dopo un po’ di titubanza – e del break pubblicitario – escludo la C.
E perdo inesorabilmente tutto il malloppo.

Mi sveglio di colpo con una sola idea in testa: rimediare al capitombolo perché l’ignoranza è brutta.

Trascorro l’intera giornata a cercare definizioni, trucchi e ricette.
Una volta individuata quella che, all’apparenza, mi sembrava fosse la più abbordabile, mi annoto tutto l’occorrente e corro con Paola al Super.

Per questa versione, abbiamo optato non per il più tradizionale manzo, ma per il tacchino. Un po’ perché abbiamo voglia di sperimentare, ma soprattutto perché dato il peso del pezzo – 1 chiletto bello sano – il prezzo è più a portata di mano.

Alla carne abbiamo aggiunto il necessario per la marinatura:

scheda-pastrami

Il nostro bambino bello grassottello, dopo un amorevole massaggino di qualche minuto è stato adagiato in una accogliente pirofila e coperto con della morbidissima pellicola.
La nanna per 26 ore l’ha fatta nel frigo.

Siamo stati fortunati perché le ha fatte tutte filate e non ci ha svegliato nemmeno una volta per la pappa o il ciuccio.
Noi, genitori felici.

La sera seguente, lo abbiamo svegliato, massaggiato ancora per qualche secondo, messo in una pirofila coperta con la stagnola bucherellata e adagiato nel forno regolato alla massima temperatura per 35 minuti.
Paola, che ha capito quanto seguire alla lettera le istruzioni non vada sempre bene, ha fiutato che qualcosa non stava andando bene: troppo caldo = marinatura attorno al Pastrami completamente carbonizzata.

La regola del saggio Patramista, non so se si possa chiamare così, ma ci siamo capiti, consiglia infatti l’esatto opposto: temperatura molto bassa – 110/120°C – e cottura di 5 ore.

No, non è un errore di battitura. Deve stare cinque ore nel forno.

Abbiamo rimediato?
Ovviamente.

Un po’ come nei parcheggi all’apparenza troppo stretti, con una bottarella al paraurti davanti e una a quello dietro, abbiamo rifatto una marinatura veloce, con qualche aggiunta degli ingredienti necessari e via per altri 35 minuti, a temperatura leggermente più bassa.

Il risultato è stato molto sopra le aspettative, considerati gli ostacoli lungo il tragitto.

Tenendo presente i lunghi tempi di preparazione e la lunga cottura – vedi forno acceso 5 ore = bolletta da urlo – non credo ripeteremo l’esperimento. Ma se così fosse, passeremo direttamente al manzo.