Siamo stati da DRY e questa è la nostra recensione

Per chiunque fosse passato a cena da Pisacco, avrà notato praticamente di fronte un locale, senza insegna, ma molto stile Solferino: è DRY, nuovo esperimento di un team ormai ben rodato con chef Berton a firmare il menu e il pizzaiolo Simone Lombardi ai posti di combattimento.

Arredamento minimale, illuminazione ok per la parte cocktail, troppo bassa se devi cenare e un ambiente elegantemente trasandato.

Noi c’eravamo stati una volta, ma con scarsissimi risultati poiché l’unica alternativa di “tavolo” erano una coppia di tavolinetti tondi e singoli, che avrei evitato di inserirli nella mappa del locale, perchè il solo sguardo fa trasformare la fame in desolazione e solitudine.

In quel caso la colpa fu nostra – non avevamo prenotato – e abbiamo ovviamente pensato di ripetere l’esordio in condizioni più comode.

Avevamo già studiato il menu dal sito e quindi non abbiamo avuto grosse sorprese una volta messe le gambe sotto al tavolo: DRY ha volutamente come scelta pochissime pizze: 10 in tutto, divise tra classiche e dello Chef e 4 tipi differenti di focaccia.

Non ha primi, non ha secondi, ha pochissimi contorni e nessun dessert, eccezion fatta per sorbetto e gelato. Ma a quello ci arriveremo più tardi. Dopo un breve ripasso del menu decidiamo di prendere una pizza a testa, che avremmo successivamente diviso e una terza già dimezzata. Così da non fermarci alle prime apparenze.

Partiamo subito con:

Pizza con acciughe del Mar Cantabrico:
Per me sono diventate un’ossessione non trovandole da nessuna parte, quindi non ho potuto non cogliere l’occasione al volo.
Molto saporite, contrastano perfettamente con la dolcezza del fior di latte, altro punto di forza della pizza.

Ottimi ingredienti. L’impasto della pizza è leggero e digeribile, al contrario di alcune pizze con il cornicione alto, non risulta gommosa e la sua grandezza è quella classica di una pizza napoletana. Buonissimo il pomodoro. Forse tra le tre che abbiamo assaggiato è la mia preferita. Sono per le cose semplici io.

Pizza con pancetta arrosto, fior di sale e pepe di sarawak:
Saporitissima e croccante, la pancetta lega molto con la base, aiutata ovviamente dalla parte grassa.
Probabilmente una intera potrebbe essere eccessiva.

Ho trovato il sapore della pancetta troppo forte e forse l’avrei asciugata maggiormente prima di metterla sulla pizza perché, come diceva Riky, a mangiarla intera potrebbe risultare troppo pesante e il sapore di grasso era molto intenso; insomma c’è pancetta e pancetta, io forse non avrei scelto questa.

La terza la scelta è caduta su:

Pizza scalogno al sale con provola affumicata e ciliegini arrostiti:
Una goduria per il palato. Lo scalogno appenda rosolato sprigiona la parte dolce che stempera il concreto del ciliegio arrostito.
Probabilmente la mia preferita tra le tre.

Buonissima! Ingredienti semplici ma cotti alla perfezione che legavano molto bene insieme.

Da bere dell’acqua naturale filtrata e due calici di vino bianco, francese, fruttato, che ci consiglia la ragazza che ci ha seguito per l’intera cena.

Devo dire che a me il vino non è piaciuto, l’ho trovato metallico, molto minerale e assolutamente non fruttato. Aimè non ricordo il nome.

Il mio consiglio ricadrebbe sull’aumentare i vini al calice per evitare di scegliere controvoglia una bottiglia intera – prezzi sui 25/30 euro di media –

Abbiamo deciso di saltare il caffè e arrivare diretti al sorbetto, per me di pere, per Paola al cioccolato.
Molto buoni, soprattutto quest’ultimo.

Devo dire che i sorbetti erano veramente deliziosi, soprattutto se accostate pera e cioccolato, ma una pallina è sufficiente. Non aspettatevi però il classico sorbetto da bere con la cannuccia, ha una consistenza simile al gelato.

conclusioni

Leggendo tra le recensioni del locale, ne ho trovate alcune che si ripetono, forse mosse da un po’ di pregiudizio nei confronti di un locale, sicuramente fighetto e firmato, che propone il piatto più italiano e popolare del mondo.

Se l’idea è di mangiare una pizza al volo, DRY non fa per te e ovviamente non è il primo nome che mi viene in mente appena ho voglia di una margherita.
Resta comunque un buon locale, con pochi prodotti ma di ottima qualità.

Ad ogni modo, abbiamo preferito selezionare queste critiche e dare il nostro parere.

1. Le pizze sono microscopiche e con pochissima varietà.

A me sono sembrate assolutamente nella norma – e per norma intendo un normalissimo piatto da pizza come diametro – se poi sei abituato al Giro Pizza o alla Flammkuchen sei tu fuori scala.

Per quanto riguarda le varietà credo che l’idea della pizzeria con in lista 50 tipologie diverse che spaziano dalla margherita a quella con uova e ananas, sinceramente, ha fatto un po’ il suo tempo.

2. I prezzi sono eccessivi.

Dipende dalla scelta: alcune, come le pizze dello chef sono abbordabili tenendo sempre presente i canoni descritti prima.
Per le pizze classiche e, soprattutto i condimenti in aggiunta, ci sarebbe da aprire un discorso a parte che credo invece Paola vorrà illustrarti.
Ad ogni modo, dato che Milano possiede più pizzerie che chiese, se non ti va bene puoi sempre cercare un’alternativa e non sorprenderti a presentazione di conto.

Grave errore invece, l’aumento dei prezzi in menu – anche di 3 euro – e non aggiornati sul sito. Grave errore.

I prezzi sì sono alti, ma siamo in via Solferino e a Milano non puoi certo pretendere prezzi popolari nelle vie più famose della città. A Bettolino di Mediglia però, vi posso consigliare una pizzeria napoletana buonissima.
Trovo un pochino stupido che io mi debba scegliere i condimenti “a parte” e che mi vengano proposti su un piatto separato, soprattutto se devo pagare un prosciutto 5 euro e 4 euro l’origano e i capperi, quando già la pizza costa 8 di base.
Non so, lo trovo un atteggiamento furbo.
Poi magari alcuni la trovano un’idea carina e chic, ma a questo punto salto la pagina del menu e mi prendo una pizza dello chef.

3. Il personale è scortese e maldestro.

Non è successo con noi. Probabilmente perchè non c’era molta gente. Probabilmente perchè era ancora molto presto – noi siamo andati alle 20.00 – o forse è stata solo fortuna.

Quello che condivido con molte critiche invece, è la mancanza della tovaglia o di un suo simile – si ripete anche dal fratello maggiore Pisacco – e il vedere le posate e il tovagliolo appoggiati direttamente sul tavolo, un po’ di fastidio, misto a schifo me lo dà.

4. Il manager ha la puzza sotto al naso.

Non lo so, a me è sembrato adatto al ruolo, avendoci semplicemente accompagnati al tavolo. Ma non dimenticherò mai la volta che siamo andati da Pisacco e la ragazza che ci aveva accolti e aveva cancellato il nostro nome dalla lista, mi aveva telefonato 15 minuti dopo chiedendoci dove fossimo e se avesse dovuto tenerci il tavolo.
Il suo volto dopo che le ho detto “siamo già seduti, si giri” e l’ho salutata con la manina, rimarrà tra i miei ricordi più affettuosi.

Io l’ho trovato un locale chic e con un suo carattere, certo l’atteggiamento non è quello alla buona della trattoria, ma di certo non sono quelli che trattano i clienti in modo diverso a seconda di chi si presenta: sono gentili, affabili il giusto e attenti con tutti.

Penso anche che in questi casi ci sia un po’ di pregiudizio e che le persone partano già con il dente avvelenato perché trovano l’ambiente pretenzioso e si sentono a disagio.
Ragazzi, take it easy!

P.S. Volevo scusarmi con il proprietario dell’ombrello che ho per sbaglio prelevato prima di uscire: il buio me lo ha fatto confondere col mio, che chiaramente è rimasto tra i suoi simili posteggiati e in cerca di un nuovo padrone.

Say Something